Il fondamentalismo di sinistra

Negli ultimi giorni diversi membri del PS hanno espresso la loro opinione in merito alla riforma fiscale e sociale e alla conferenza cantonale dello scorso 17 dicembre. Non entrerò nel merito della questione, già ampiamente dibattuta, ma vorrei riflettere su alcuni temi emersi in maniera chiara a Camorino.

Anche in casa socialista esiste il celodurismo. Al di là dei toni concilianti usati da alcuni nel post conferenza, durante quella giornata è emersa la volontà di delegittimare coloro che hanno un pensiero maggiormente improntato al pragmatismo. Le differenze di vedute e di sensibilità sono state valutate come attacchi alla purezza delle idee socialiste, detenuta da qualche demiurgo locale. In realtà credo che gli ideali siano assolutamente fondamentali per guidare l’azione politica di ognuno di noi, ma che poi si debba trovare anche il modo di accettare compromessi per portare a casa qualcosa di importante, nello specifico a favore della politica familiare. Accordarsi con le altre forze politiche non ha nulla a che fare con inciuci, ma rientra nelle dinamiche della democrazia consociativa: rispettare quanto convenuto conferisce legittimità all’azione di un partito e apre nuove prospettive per il futuro. Chiudere la porta significa invece troncare qualsiasi discussione e continuare a “raccontarsela su”.

Dal mio punto di vista è inaccettabile che attorno a questo discorso si instauri una gara fra socialisti per valutarne virtuosità e valore, e che l’intolleranza si faccia largo in un partito che si vuole paladino della tolleranza. È davvero triste che non si sappia discutere in maniera costruttiva e matura.

Essere partito di governo significa partecipare attivamente al gioco democratico, che non consiste unicamente nell’accettare o meno una proposta. Vuol dire valutarla, emendarla, migliorarla e alla fine, se contiene elementi positivi, saperla accettare, perché la popolazione si aspetta che il PS porti a casa anche qualche misura che ne migliori concretamente la vita di tutti i giorni.

È questa una delle grandi sfide della sinistra e del PS nei prossimi anni: continuare a discutere all’infinito fra di noi sui massimi sistemi e sui grandi quesiti ideologici, oppure trovare il modo di migliorare, seppur lentamente, la vita dei nostri concittadini. Tenendo ben presente che i deboli e i bisognosi sono probabilmente stufi delle belle parole.

(pubblicato sul Corriere del Ticino del 13 gennaio 2018)

2 pensieri su “Il fondamentalismo di sinistra

  1. Mario Ruffoni

    Egregio signor Dosi,
    mi complimento per l’articolo del 13 sul CdT, specialmente per il riferimento al dialogare. In campo svizzero Berset e Sommaruga ben rappresentano questo principio, patrimonio oggi quasi esclusivo del sistema elvetico. Mi spiace invece che Cassis ne abbia parlato come “sistema non esportabile”: brutta tendenza che anche attraverso Levrat fa pensare che questo metodo di avere un governo che comprenda tutti i partiti potrebbe non avere lunga vita anche da noi.
    Ho fatto parte del CC di Chiasso nel gruppo PLR dal 2000 al 2004, oggi non mi occupo più di politica ma devo osservare (a livello di politica comunale) che non mi piace, se ben ho capito l’espressione di Fonio, che una categoria come i dipendenti del comune (che conosco e apprezzo nella gran parte) venga privilegiata rispetto ad altri: il tirare la cinghia nei tempi duri dovrebbe valere per tutte le categorie.
    Auguri per la Sua attività
    Mario Ruffoni

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    1. Davide Dosi Autore articolo

      Egregio signor Ruffoni,
      grazie della sua cortese risposta e dell’interesse dimostrato.
      Per quanto riguarda i dipendenti comunali, a quale espressione di riferisce in particolare?
      Cordialmente
      DD

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