No a No Billag

Un servizio pubblico senza soldi pubblici non può esistere: sarebbe come chiedere all’amministrazione pubblica (comune, Cantone, Confederazione) di operare senza i soldi delle imposte. Niente tasse, ma nemmeno servizi come scuole, ospedali, strade…

L’idea di abolire il finanziamento pubblico alle radio e televisioni pubbliche e private sancirebbe la morte delle prime, senza se e senza ma. Se è vero che il canone pesa sulle famiglie e, in misura ancora maggiore, sulle aziende, è altrettanto vero che l’iniziativa che ne vorrebbe la cancellazione rischia di essere un clamoroso autogol per la Svizzera intera, e in misura maggiore per il nostro Cantone e la Svizzera di lingua italiana in particolare.

Chi garantirebbe l’informazione nella nostra lingua? Chi proporrebbe programmi di approfondimento in italiano? Chi potrebbe condurre indagini giornalistiche su vasta scala? Nessuno. Non potrebbe farlo la radiotelevisione pubblica, che non esisterebbe, ma nemmeno quella privata, destinata anch’essa a sparire oppure troppo debole per farlo.

Le radio e televisioni pubbliche sono nate per un bisogno di interesse generale, non per un profitto economico, al quale puntano i promotori di questa iniziativa: niente più Stato, tutto in mano ai privati e informazione gestita da chi ha più soldi. Similitudini con altri Paesi confinanti?

La radiotelevisione pubblica ha il compito di offrire programmi educativi e informativi, deve raggiungere tutti i cittadini, ha dei mandati che ne definiscono la missione, devono rispettare il pluralismo culturale, linguistico, religioso e politico. Talvolta non ci soddisfa? Penso faccia parte del gioco e che la critica sia un diritto assoluto. È il mercato stesso che premia o boccia un’azienda: non per niente negli ultimi anni la SSR ha iniziato una grossa opera di ristrutturazione e di riorientamento delle sue attività, proprio per rispondere a esigenze nuove e diverse.

La SSR lo fa però all’interno di un quadro giuridico che difende il cittadino e vuole continuare a fornirgli le chiavi per comprendere il mondo che lo circonda. Affossare il canone e il servizio pubblico vorrebbe dire svendere i nostri ideali a persone che intendono unicamente lucrare sulla gestione dell’informazione.

Non mi sembra una visione molto lungimirante: lo è ancora meno se pensiamo che siamo una minoranza linguistica (ed economica) e che nessuno avrà la forza di investire in prodotti in lingua italiana. Ciò sancirebbe un impoverimento enorme per noi e i nostri figli e minerebbe il principio di coesione della Confederazione: chi vuole veramente bene alla Svizzera, non può che votare No a No Billag!

 

(pubblicato sull’Informatore del 12.01.2018)

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