Sì all’uscita dal nucleare

Negli ultimi anni la popolazione svizzera è diventata sempre più sensibile ai temi ambientali e la politica si sta muovendo di conseguenza: traffico e inquinamento sono al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e diverse sono le misure proposte per combatterli, in un processo virtuoso che sta dando i suoi primi frutti.

Ma possiamo combattere l’ozono e le PM10 e lasciare aperte le centrali nucleari? Possiamo puntare allo sviluppo delle auto elettriche (o a idrogeno) e insistere su tecnologie “vecchie” come quella nucleare? Ci chiediamo che effetto ha quanto esce dal tubo di scappamento di un’automobile o dal camino di un’abitazione e non ci poniamo domande ad esempio sui possibili effetti delle scorie radioattive prodotte dalle centrali?

Per una politica coerente di sviluppo delle energie rinnovabili occorre pianificare l’abbandono del nucleare e non è sufficiente stabilire che non verranno costruite nuovi centrali, come sostenuto nella Strategia energetica 2050 elaborata dal Consiglio federale; sono anzi quelle vecchie, di fatto superate e già vicine alla durata massima di vita prevista, a dover essere abbandonate al più presto, secondo un programma cadenzato e prestabilito che permetta di porre le basi per un nuovo inizio. Investire nelle tecnologie che utilizzano fonti rinnovabili significa credere che vogliamo lasciare in eredità alle generazioni future un Paese più sicuro e più pulito, capace di credere nel progresso e in grado di sfruttare fino in fondo quanto prodotto all’interno dei suoi confini. Per questi motivi il 27 novembre nell’urna depositerò un SÌ convinto all’uscita pianificata dal nucleare entro il 2029: perché non voglio rimandare a domani ciò che dobbiamo fare oggi.

(https://www.uscitadalnucleare.ch/it/)

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