La cultura dei grandi e dei piccoli

Nelle ultime settimane il Caffè della domenica ha dedicato ampio spazio alla cultura, il che di per se è un fatto assolutamente positivo. È bene che l’opinione pubblica dibatta di questo tema, spesso confinato ai margini.

Nell’ultima edizione si è parlato dello statalismo della Sinistra in questo campo, mettendo in discussione i finanziamenti di Stato e magnificando il ruolo dei privati e delle fondazioni.

Certo il mio è un parere di parte (sono un esponente di Sinistra), ma è anche quello di una persona che si occupa quotidianamente di cultura nell’ambito della propria attività di municipale. Nella nostra realtà di Chiasso, che può vantare riconoscimenti importanti come il Premio Doron, attribuito per attività innovative e di pubblica utilità, ed è apprezzata anche al di fuori dei confini nazionali, il finanziamento pubblico è fondamentale: comune e Cantone garantiscono gran parte delle sovvenzioni di cui m.a.x. museo, Cinema Teatro e biblioteca necessitano. Il sostegno dei privati, certo importante e sicuramente molto apprezzato, è minimo e va strappato con le unghie. Sempre più difficile è infatti il coinvolgimento di mecenati e fondazioni in realtà piccole come quelle del nostro Cantone: sponsor privati e fondazioni sono interessati ai grandi eventi, alle grosse realtà, a chi dà visibilità. Chi cerca di fare cultura con numeri più piccoli deve arrabattarsi, pena l’estinzione. Se si vuole permettere alle piccole realtà di sopravvivere, il sostegno pubblico è imprescindibile. A meno che non si voglia rinunciare ad esse, ma questa non sarebbe una grande difesa della cultura, bensì degli interessi maggiori. 

Ampio spazio quindi alle sinergie fra pubblico e privato, che possono solo avere un impatto positivo sul settore e garantirgli una più ampia autonomia, ma ben venga anche lo statalismo della Sinistra, se questo significa adottare criteri qualitativi per l’erogazione dei sussidi, spingere gli attori culturali a lavorare secondo standard riconosciuti e garantire la pluralità delle voci sostenendo le piccole realtà con un occhio attento alle periferie. E se qualche fondazione ha voglia di investire a Chiasso, noi l’aspettiamo a braccia aperte.

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