Per un rinnovamento economico

Sebbene l’economia stia rallentando, il mercato del lavoro tiene: è questo il dato saliente emerso in questi giorni da una nota della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), secondo cui il tasso annuo di disoccupazione sarà del 2,3%, il valore più basso dal 2001. Tutto a posto, verrebbe da pensare. 

Le cronache quotidiane ci raccontano però di un mercato malsano, nel quale vige l’arbitrio e lo sfruttamento: donne licenziate dopo la maternità, personale interinale sfruttato, dumping salariale… La lista è lunga. È evidente che il settore necessita di maggiore regolamentazione e di un riorientamento: sicuramente fondamentali sono regole più ferree, controlli più incisivi e contratti collettivi di lavoro per gli ambiti sprovvisti; in prospettiva si deve però pensare a riorientare le attività economiche del nostro paese secondo criteri più ecologici, ossia più attenti ai rapporti fra uomo, ambiente e società.

La digitalizzazione crea molte opportunità, ma è anche fonte di rischi evidenti, come la scomparsa di alcune professioni. Questo processo va quindi accompagnato dallo Stato affinché la transizione causi il minor numero di danni possibili. Fra le possibilità concrete fornite dalla digitalizzazione vi è quella del telelavoro, che va introdotto o rafforzato, là dove possibile, regolamentandolo in termini di responsabilità, protezione dei dati, risorse a disposizione; oppure anche il lavoro a tempo parziale, allargato a qualsiasi grado gerarchico, il che permetterebbe alle donne di essere più concorrenziali per l’accesso ai posti dirigenziali e migliorerebbe la conciliabilità lavoro-famiglia in generale. 

Per un mercato del lavoro maggiormente di qualità, in grado di produrre il pluricelebrato valore aggiunto, è però necessario immaginare qualcosa di veramente innovativo, come proposto dal Piano Marshall per la transizione energetica, che prevede il progressivo abbandono del petrolio e delle fonti fossili. Attraverso questo piano di investimenti pubblici e privati, si vuole dare una nuova spinta alla nostra economia e all’industria, chiamata a convertire i propri metodi di produzione: investimenti che evidentemente creeranno nuove opportunità di lavoro per personale specializzato, da formare prevalentemente nelle nostre scuole professionali e universitarie. In questo modo si aprirebbero nuove prospettive di impiego per i giovani, i sistemi produttivi diventerebbero più sostenibili ed efficienti e la Svizzera potrebbe raggiungere il proprio obiettivo di azzerare le emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050.

La Confederazione ha oggi la possibilità di determinare il futuro della Svizzera: si impongono scelte coraggiose e lungimiranti, come lo furono in passato quelle che portarono alla costruzione della ferrovia del Gottardo e allo sfruttamento dell’energia idroelettrica. Scegliere di investire nei settori dell’alloggio, dell’idroelettrico e del fotovoltaico oggi significa migliorare le condizioni di vita dei nostri figli domani. Pensiamoci!

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