Ripartiamo da qui

Il grande momento è arrivato, per la gioia di tutti. Si vota e si eleggono le persone che per i prossimi quattro anni ci rappresenteranno a Bellinzona. Tra poche ore conosceremo vincitori e vinti. Ma non voglio parlare di risultati: di questo discuteranno persone che ne capiscono più di me. Vorrei invece provare a considerare il voto da un punto di vista differente, ossia come un punto di partenza, più che di arrivo. Vorrei che da lunedì eletti e non eletti continuassero la strada che hanno iniziato a percorrere insieme. Pia illusione?Forse sì, ma forse anche no! In queste settimane di campagna, l’elemento che mi ha maggiormente rattristato è la rassegnazione delle persone che non credono più nella politica. Per chi si lancia con entusiasmo in questo ambiente, è difficile comprendere tale disaffezione. Tutti provano a spiegare questo fenomeno, ma fino ad ora nessuno ci è riuscito. Chiaramente nemmeno io ho le competenze per azzardare spiegazioni. So però che l’unica “arma” che abbiamo (noi che crediamo in ciò che facciamo) è di continuare a lavorare assieme e di coinvolgere il maggior numero di persone, anche solo una alla volta, ascoltandole e discutendo con loro. Senza ricette preconfezionate, con tanta umiltà. La rassegnazione, che si esprime nell’astensionismo e nel voto senza intestazione, è un grido di allarme, cui tutti dobbiamo prestare attenzione. Nel mio piccolo, mi impegnerò affinché i buoni rapporti creatisi in queste settimane non svaniscano nel nulla, ma diventino il viatico per una politica migliore.

3 pensieri su “Ripartiamo da qui

  1. Damiana

    Caro Davide,
    deve essere il punto di partenza.Al di là dei vincitori e dei vinti i problemi sociali ,ambientali ecc rimangono.In questa campagna elettorale, tutti noi abbiamo messo il cuore e le nostre competenze con grande entusiasmo perché crediamo ancora in una società migliore.Sono sicura che continueremo a batterci per migliorare il nostro paese e con un po’ di fortuna magari riusciremo a coinvolgere persone ormai disilluse dalla politica.Il PS ha bisogno di persone come noi che forse vedono i problemi da un altra prospettiva,ma proprio per questo il nostro contributo è importante e costituisce un valore aggiunto.Ci aspetta un grande lavoro di squadra,ma la volontà non ci manca e nemmeno le idee.

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  2. michele

    Caro Davide,
    ti faccio tantissimi complimenti per il dignitosissimo risultato ottenuto alla tua prima esperienza cantonale e soprattutto per tutto l’impegno profuso per cercare di far passare una politica utile.

    Non vivo dalle vostre parti e non posso purtroppo beneficiare attivamente del tuo lavoro quotidiano per la comunità, ma sono sicuro che questo spirito prima o poi, piano piano, contagerà tutto il Ticino, io in generale la penso come te e molti altri anche, giovani e non. Ci vuole pazienza e perseveranza. Se si è onesti e si guarda indietro è facile vedere che tanto è già cambiato nella politica regionale rispetto al passato.

    Credo che la disaffezione e la rassegnazione di cui parli sono probabilmente legate al fatto di vedere sempre le stesse facce e sentire sempre gli stessi discorsi. Sono dovute anche al fatto che senza grande visibilità è purtroppo difficile far capire quanto una persona stia lavorando bene per gli altri. Abbiamo avuto in questi ultimi giorni la riprova che la cittadinanza tende a votare chi conosce di più, chi ha già visto all’opera o il cui nome ha già letto sui giornali o visto in televisione (i 4 uscenti del CS sono stati rieletti senza problemi). È un comportamento di massa comprensibile anche se forse troppo comodo.

    Ciononostante si sono viste anche delle nuove dinamiche. Tentativi di approccio trasversale, legati a tematiche e non a raggruppamenti. La scheda senza intestazione è il terzo partito ticinese in termini assoluti e non sono d’accordo con te che è sintomo di rassegnazione, anzi a mio parere è la nuova strada da percorrere. I raggruppamenti partitici statici come li conosciamo oggi sono retaggi di un passato che va superato, e in fondo la forza de La Lega lo dimostra ampiamente. Il primo partito ticinese è in pratica un non-partito, il terzo partito è la scheda senza intestazione, un gruppo diciamo misto come Montagna Viva ha portato un elemento in GC, e gli sconfitti sono – a parte l’eccezione PLRT per la grande mobilitazione attuata – i partiti cosiddetti storici.
    Sempre più spesso a livello comunale sorgono liste o gruppi denominati “civici”, con idee trasversali a tutti i partiti. La difficoltà dei Verdi, ad esempio, è dovuta anche al fatto che il tema ecologico non è più solo una loro peculiarità, ma è sollevato da più parti, da destra come da sinistra.

    In conclusione, sono le buone idee e le persone disposte a portarle avanti che dovranno essere il futuro della politica, non il colore partitico. Prescindiamo da queste categorie chiuse, a volte ermetiche, e guardiamo oltre, con tanta pazienza, dialettica e spirito di squadra. Tornerà l’interesse e caleranno disaffezione e rassegnazione.

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    1. Davide Dosi Autore articolo

      Caro Michele,
      grazie del tuo messaggio, che tocca molti punti. Avremo modo, spero, di discutere a voce di quanto dici, ma una cosa vorrei scriverla, perché mi sembra importante.
      Hai ragione quando dici che il futuro della politica dovrà fondarsi sulle idee e non sul partito: la soluzione dei problemi, se discussa e condivisa fra più attori, avrà probabilmente maggior successo.
      Ciò che non mi piace però è la trasformazione della politica in uno strumento per la soluzione di problemi. A mio modo di vedere, la politica è anche questo, ma non solo.
      La politica e i politici, come ad esempio gli imprenditori, devono sì occuparsi dell’oggi, ma non solo! A loro viene demandato anche il compito di pianificare il domani. Qui sì che la politica e le visioni partitiche hanno ancora la loro importanza, perché in un modo o nell’altro ci sono aspetti che ti legano maggiormente a uno schieramento, piuttosto che a un altro. Certo, probabilmente quando si discute di visioni generali si ha l’impressione che la classe politica sia lontana dai problemi quotidiani delle persone, ma tutti siamo chiamati a pensare al futuro: che sia personale, familiare, professionale o di un Paese.
      Ciò però non deve precludere la collaborazione con tutti sui singoli temi, questo è certo!

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