Di congedo paternità e congedo parentale

È di settimana scorsa la notizia che, dopo un’interrogazione del 2010, il PPD chiassese presenterà una mozione per portare il congedo paternità per i dipendenti comunali da due a dieci giorni. Come rappresentante dell’Unità socialista non posso che rallegrarmi di questa proposta, che riprende (ancorché parzialmente) un medesimo atto parlamentare del nostro gruppo presentato nel 2014, al quale il municipio non ha purtroppo ancora dato risposta (e che forse è sfuggito agli interessati). Il prolungamento del congedo paternità è sicuramente un ottimo punto di partenza, ma non può essere sufficiente per un effettivo sostegno alla famiglia dopo il parto. Meglio ancora sarebbe introdurre un congedo parentale da suddividere tra padre e madre, la promozione del lavoro a tempo parziale (pure per i posti dirigenziali) e il riconoscimento anche ai papà di congedi pagati in caso di malattie dei figli. In generale però a monte di tutto questo ci vorrebbe una vera e propria rivoluzione culturale, in cui le figure del padre e della madre siano finalmente poste sul medesimo piano e che permettano ai padri che lo desiderano (sempre pochi purtroppo) di affiancare o addirittura sostituire la madre nell’accudimento della prole. In quest’ottica, un congedo paternità più lungo non comporta alcun cambio di paradigma sostanziale nella visione generale della maternità alle nostre latitudini: ossia che la nascita di un figlio o una figlia sia essenzialmente una questione della donna e che spetterà a costei di avere cura del focolare domestico. Da qualche parte però bisogna pur iniziare, quindi invito tutte le forze politiche interessate a battersi per questa misura a favore dei dipendenti del nostro comune e poi a cercare di convincere i numerosi uomini che siedono sui banchi dei diversi legislativi a modificare i criteri con cui la maternità viene regolamentata. Anche a favore dei papà.

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