La politica torni a occuparsi dei Chiassesi

Nella sua edizione di ieri, il Giornale del Popolo ha messo a confronto le mie idee con quelle di Mauro Mapelli, presidente della sezione PPD di Chiasso. Ecco le mie risposte; in basso trovate l’intervista nella sua interezza.

1)      Quali sono le problematiche e i temi su cui intendete concentrarvi?

Il lavoro. A Chiasso ce n’è sempre meno per i residenti. Il comune deve attirare e sostenere le piccole imprese (anche start-up) che vogliono insediarsi sul suo territorio, creando possibilità di impiego per i Chiassesi. I commercianti vanno aiutati concretamente nella loro attività e i mercati del venerdì e di Boffalora vanno ulteriormente promossi; l’ambiente, nella sua accezione più ampia: quindi protezione degli spazi verdi, freno alla cementificazione, sostegno alla mobilità lenta e a quella aziendale, miglioramento della politica coordinata del trasporto pubblico; l’integrazione, degli stranieri ma anche delle persone più bisognose. Chiasso deve tornare ad occuparsi del benessere dei suoi abitanti. Su sicurezza e socialità torneremo dopo.

2)      Chiasso è molto cambiata negli ultimi anni, in meglio  o in peggio?

Dipende. Ha perso sicuramente in termini di appartenenza e identità, poiché le persone si muovono di più, lavorano spesso fuori comune, migrano: la mobilità odierna ha tolto parte di quel radicamento presente una volta. C’è però maggiore sensibilità verso l’ambiente e la cultura: il bosco del Penz è stato rivalutato ed ora presenta chilometri di sentieri in perfetto stato. Le strutture sportive sono al servizio di tutta la regione, la scena culturale è ricca e variegata, e conferisce visibilità e rinomanza.

3)      La politica degli ultimi anni per attirare imprese è stata un bene o un male?

Essenzialmente un male, ma non voglio demonizzare. E comunque, anche in questo caso, dipende. Alcune aziende creano indubbiamente un minimo di indotto locale, ma esercitano una grande pressione sui salari e tendenzialmente non offrono possibilità di lavoro ai residenti. A livello fiscale il loro contributo può anche risultare importante, ma cosa comporta sul piano sociale? Si tratta per lo più di aziende che non hanno un legame con il territorio, cui non interessa un’integrazione nella realtà in cui operano. Nel nostro distretto ci sono significative eccezioni, ma a Chiasso non ne vedo.

4)      La riqualifica dei quartieri: dove e in cosa si può ancora migliorare?

Fino a oggi la riqualifica si è fermata al riassetto urbanistico, che ci voleva e ha prodotto buoni risultati. Urge però ora procedere a una riqualifica “sociale”, nelle case dei cittadini. Spingere i proprietari a investire e rinnovare il parco immobiliare, intervenire in zone sensibili quali la via Comacini, in cui ci sono situazioni al limite della decenza. Creare zone verdi, spazi in cui i giovani possano esprimere i loro talenti, salvaguardare punti di incontro per gli anziani quali la Zocca. Resta molto da fare insomma.

5)      Rispetto ad altri Comuni, le finanze della cittadina risentono in particolar modo dei costi della socialità. Al Cantone si chiede di intervenire (specie sulla questione affitti), ma come e dove potrebbe intervenire la politica comunale per cambiare le cose?

In quest’ultima legislatura è stato chiesto a più riprese di trovare il modo per valorizzare le persone che perdono un lavoro e sono al beneficio dell’assistenza. Impiegarli in opere di utilità pubblica sarebbe fondamentale per loro e ne trarrebbe giovamento la cittadina stessa. Inoltre credo che a livello distrettuale, o almeno nel basso Mendrisiotto, si dovrebbe ipotizzare la creazione di una o più imprese sociali, che diano una speranza alla persone in difficoltà. Le richieste di Chiasso al cantone in merito al sostegno finanziario sono assolutamente legittime, poiché non è corretto che la nostra cittadina si assuma da sola i costi del sostentamento di queste persone, che giungono qui perché il costo della vita è inferiore al resto del cantone.

6)      Negli ultimi mesi la cittadina è stata colpita da due gravi fatti di violenza. Qual è la percezione della sicurezza dei cittadini di Chiasso? Quanto viene fatto dall’autorità è sufficiente? Pensa che il tema della sicurezza sia il più sentito, oppure la popolazione sente più forte altri problemi?

Forse il tema della sicurezza è il più sentito, non tanto in relazione ai due fatti di sangue, quanto piuttosto per le rapine, i furti e una generale insicurezza sociale. A livello di polizia, si ha spesso la sensazione che gli agenti siano maggiormente impegnati a dare multe piuttosto che a sorvegliare il territorio comunale. Al di fuori degli orari di “ufficio”, la città sembra abbandonata a se stessa. Manca la volontà politica di trovare soluzioni definitive a problemi annosi (penso ad esempio all’accesso al Corso oppure alle vie Franscini e Simen) che trasmettono l’immagine di una cittadina in cui si può anche non rispettare la legge. Rapine e furti purtroppo ci sono sempre stati, con o senza il presidio delle frontiere, ma è innegabile che il controllo vada intensificato. Come detto in precedenza, bisogna altresì creare le basi per migliori condizioni di vita per tutti: maggiore sicurezza sociale vuol dire anche meno episodi di violenza e quindi questo è un aspetto fondamentale su cui investire.

Intervista_GDP

 

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