Per una Chiasso a misura d’uomo

La campagna elettorale volge al termine e in queste settimane ognuno ha potuto esprimere la propria opinione sui temi più disparati. Se c’è una cosa che unisce i membri uscenti dell’attuale municipio è la solidarietà reciproca: tutti lodano la collegialità, il lavoro duro, le competenze altrui e gli ottimi risultati. Insomma tutto bene, si direbbe. Si direbbe, appunto! In realtà l’attuale municipio, oltre ad essere stato più volte sconfessato alle urne, non ha fatto nulla per evitare che il peso specifico della cittadina sul piano distrettuale diminuisse ulteriormente: Chiasso ha perso la presidenza in alcuni consorzi o enti (Consiglio di amministrazione dell’Autolinea Mendrisiense, Assistenza e cura a domicilio nel Mendrisiotto, Ente regionale di sviluppo del Mendrisiotto), vedrà partire polizia cantonale e pompieri per Mendrisio ed è attorniata da comuni per nulla interessati all’aggregazione. Al di là di ogni retorica pre-elettorale, credo che ciò dimostri la perdita di velocità di quella che, fino a qualche anno fa, era una cittadina ricca e attraente.

Personalmente non ho ricette miracolose per ridare lustro alla cittadina: bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sulle lacune. In questi anni di Consiglio comunale ho spesso avuto l’impressione che manchi una visione per il futuro di Chiasso e che ci si limiti ad analizzare gli aspetti finanziari delle questioni. Sono stati fatti interventi anche importanti (decisi in parte in legislature precedenti), ma manca un filo conduttore: ci si preoccupa della stoffa, ma non del vestito nella sua interezza. Ecco, io credo che si debba ripartire dal vestito: cosa ci aspettiamo dal futuro di Chiasso? Quali sono i punti forti su cui scommettere? Il sarto Dosi vorrebbe un futuro a misura d’uomo, con servizi garantiti per tutta la popolazione, che non deve crescere necessariamente a dismisura se ciò arrischia di mettere a rischio l’intero sistema; una Chiasso bella da vivere, con un occhio particolare alle esigenze delle famiglie, degli anziani, dei giovani e dei bambini: di quelle persone cioè che la vivono quotidianamente; una cittadina più attenta ai quartieri periferici (Odescalchi in primis, finito nel dimenticatoio dopo essere stato sulle prime pagine per alcuni giorni) e che sostenga la ristrutturazione degli edifici fatiscenti, perché è importante avere un centro bello e accogliente, ma è fondamentale che chi vive negli altri quartieri non si senta un cittadino di serie B; una Chiasso che rinuncia a progetti sconclusionati come il TrenHotel ma si batte per riguadagnare spazi verdi, da destinare a parchi giochi, luoghi di incontro e socializzazione, aree per sviluppare piste ciclabili degne di questo nome: opere, in poche parole, che aumenterebbero la sua attrattiva e la sua vivibilità.

Insomma, credo che Chiasso abbia bisogno, oltre che del fare, anche del ragionare sulla sua natura, su ciò che è stato e su ciò che vogliamo che sia. Mi sono messo a disposizione perché credo che le mie esperienze e competenze umane e professionali, maturate in campi differenti da quelli finanziari, economici o giuridici, possano portare nuove sensibilità nell’esecutivo e arricchire il dibattito nella vita politica chiassese.

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