Bravofly e la responsabilità sociale

Centosei neoassunti, nessun Chiassese o residente. E scoppia la protesta, emotiva e comprensibile. Ma come, ci si chiede, un’agenzia digitale non trova i profili giusti in tutto il Ticino? Non è credibile!

Andiamo un po’ indietro nel tempo. Dopo mesi di pressioni e polemiche, nello scorso mese di giugno Bravofly sottoscrive un contratto collettivo di lavoro che garantisce salari minimi e una settimana lavorativa di 38 ore, e riconosce tutele sociali sconosciute alle nostre latitudini, come ad esempio un congedo maternità di sei mesi pagati al 100%.

Chi sostiene l’insediamento di queste aziende nel Ticino afferma che la loro presenza è positiva perché crea indotto – locazione di spazi, collaborazioni con attività locali di vario tipo – e rimpinguano le casse comunali. Non proprio noccioline, soprattutto per chi è chiamato ad amministrare i comuni in un periodo in cui i grandi contribuenti sono spariti.

A mio modo di vedere ciò non è però sufficiente perché queste aziende devono maturare una responsabilità sociale nei confronti del territorio che le ospita, favorendone lo sviluppo e la crescita. In base alle informazioni a mia disposizione, non posso sindacare sull’esistenza di profili adatti di residenti per le posizioni aperte presso Bravofly. Posso però dire che comunicare ai quattro venti l’assunzione di centosei non residenti in un periodo come questo, durante il quale trovare lavoro è diventata un’impresa, denota scarsa considerazione della realtà in cui si opera.

Ritengo fondamentale che le aziende investano parte delle loro risorse per creare le migliori condizioni di lavoro possibili (per tutti, indipendentemente dal passaporto), porre le basi per uno sviluppo solido della realtà che le circonda, formando ad esempio apprendisti o aprendo le porte a collaborazioni con le scuole superiori e universitarie, favorire una mobilità aziendale ecologica e consolidare la propria presenza sul lungo periodo, stabilendo ad esempio la propria sede in edifici dismessi debitamente riqualificati, come hanno fatto alcune banche ancora di recente a Chiasso.

In questa ottica piuttosto preoccupante è la decisione di Bravofly di rinunciare al progetto edilizio riguardante l’area ex Fernet Branca; dal mio punto di vista ciò denota la volontà di non vincolarsi troppo alla realtà locale e di tenersi le porte aperte per fuggire nel caso in cui si trovassero altrove condizioni migliori.

Spero che tutto il polverone venutosi a creare in questi giorni spinga Bravofly a muoversi nelle direzioni indicate, affinché sul lungo periodo anche i residenti possano beneficiare concretamente della sua presenza: formazione, sviluppo di nuove competenze, posti di lavoro e attenzione al territorio sono gli elementi su cui investire e porre le basi per una proficua collaborazione futura; che l’agenzia digitale sia brava a volare, lo dice il nome; aspettiamo fiduciosi che da lei giungano segnali concreti anche per noi abitanti della Terra.

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