La “polemitica” e le derive dei social

Quanta superficialità! E quanto risentimento! Nei giorni scorsi abbiamo avuto l’ennesimo esempio della differenza che intercorre fra leggere e capire un testo. L’opinione di un consigliere comunale, dura, polemica e magari anche discutibile, viene ripresa da un portale di “informazione”, cui dà un titolo volutamente provocatorio e infondato (“Ferrazzini spara sui difensori dei senzatetto”); alcuni probabilmente si accontentano di leggere il titolo e il riassunto fatto dal portale, e si innescano la polemica e il linciaggio. Sì, perché così deve essere definito quanto si è letto sui blog e sui social media: oltretutto da parte di persone di sinistra che accusano il domenicale leghista di usare toni infamanti e poi, all’atto concreto, non cercano di capire un testo, ma danno la stura a tutto il proprio livore e si ergono a giudici. Persone che sanno poco o nulla di Chiasso esprimono giudizi su un uomo che da anni si batte, in maniera concreta, per una società più giusta e che le mani se le è sporcate per davvero (e lo fa tuttora), portando umanità e solidarietà (oltre a qualche tozzo di pane e non solo) a persone in difficoltà.

Una difesa di Ferrazzini? Assolutamente no, non ne ha certamente bisogno! Sa benissimo che in politica i colpi bassi si danno e si incassano.

Però non si può fare finta di nulla e accettare passivamente questi comportamenti. Denunciare un certo modo di ingigantire i problemi strumentalizzando l’informazione non significa certamente condannare chi opera in difesa dei più disagiati. Mettere in dubbio la necessità di condividere ogni singola azione sui social network vuol dire porsi qualche domanda sull’evoluzione della nostra società e difendere l’operato di quelli che sui social non ci vanno mai. Decidere di esprimere la propria opinione su questo tema, infine, è un sacrosanto diritto garantito dalla nostra Costituzione, così come quello di rispondere, in maniera magari dura, ma civile ed educata.

In tutto questo bailamme, alla fine la vera notizia – la problematica dei senzatetto – è passata in fretta nel dimenticatoio e rimane il sapore amaro di una discussione che, se avvenuta di persona, si sarebbe forse risolta in una stretta di mano amichevole.

 

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