Maturate e maturati: siate protagonisti della vostra vita

Sono emozionato, non lo nascondo. Non capita tutti i giorni di parlare davanti a così tante persone e soprattutto a ragazze e ragazzi della vostra età. Emozione doppia perché fra di voi c’è un ragazzo che ha festeggiato con me l’inizio del nuovo millennio: non ne era certamente cosciente, dato che era ancora nella pancia di sua mamma, ma trascorremmo il Capodanno del 2000 a Firenze.
Non so quanti di voi sappiano cosa abbia significato il passaggio all’anno 2000: magari qualcuno ne ha sentito parlare dai genitori, durante una di quelle discussioni che nascono quando rammentano i tempi che furono: quelle che iniziano con “ai miei tempi”, per intenderci; altri, forse, magari incuriositi, avranno fatto qualche ricerca.
Come tutte le date significative, il passaggio del millennio diede vita ad eccessi quali visioni apocalittiche che pronosticavano la fine del mondo; al di là di questi fenomeni marginali, il vero problema fu di ordine tecnologico e venne definito millennium bug, o baco del millennio: il fatto che diversi software utilizzassero solo due cifre decimali per memorizzare l’anno avrebbe potuto avere conseguenze imprevedibili allo scoccare del nuovo anno 00. Risolto questo, il mondo non si fermò e la vita è continuata, e per praticamente tutti voi ragazzi è addirittura iniziata.
Anche io, che pure sono genitore, vi parlerò brevemente dei miei tempi. Abbiate pazienza. Parlare di liceo mi porta indietro di 30 anni. Un periodo inizialmente doloroso: come alle medie fui vittima di angherie, che forse oggi rientrerebbero nel fenomeno definito bullismo. La bocciatura alla fine del primo anno, che si svolgeva ancora a Morbio, fu provvidenziale: con grande gioia mi separai dai compagni prevaricatori e trovai una nuova classe meravigliosa. In seguito furono 4 anni molto arricchenti, in cui ebbi modo di conoscere docenti, ma prima ancora persone, davvero eccezionali che mi cambiarono profondamente e mi aprirono la mente. Non tutti riuscirono a farmi amare le loro materie, ma molti contribuirono a farmi crescere e a darmi gli strumenti per comprendere il mondo che mi circondava.
Altrettanto determinanti in questo processo di crescita furono i compagni di classe e gli altri studenti del liceo, con cui si dava vita a discussioni profonde, a tratti accese, ad esempio su Italia e Svizzera, su “badini”, “maiaramina” e “svizzerotti”, elementi di una rivalità che trent’anni fa era ancora molto sentita. Oggi invece il cittadino di origine italiana è per lo più considerato integrato e non fa praticamente più notizia, mentre gli stranieri sono altri, provengono per lo più da oltre mare: i “problemi” però sono simili, i temi anche, e complice anche una situazione economica più difficile, la nostra società si impegna maggiormente a cercare capri espiatori cui imputare tutte le colpe di questo mondo, piuttosto che sforzarsi di comprendere i motivi per cui siamo giunti qui.
Insomma, oggi come allora, si entra al liceo poco più che bambini e adolescenti, e si esce da persone maggiorenni, più consapevoli e con responsabilità completamente diverse. Ed è a queste responsabilità che dovete prestare attenzione.
Lo sapete meglio di me come in generale vi dipingono gli adulti: perdonatemi se semplifico ed esagero al massimo, ma voi per gli adulti siete tendenzialmente nullafacenti, privi di ideali e di interessi, svogliati, smartphone dipendenti, menefreghisti, individualisti e chi più ne ha più ne metta. Come invece voi giovani definiate noi adulti dovreste dirmelo voi, ma non credo che sia il luogo adatto.
Contrariamente all’immagine stereotipata che ho appena tratteggiato, negli ultimi mesi avete invece dimostrato che siete attenti, passionali, impegnati, sognatori, determinati: in poche parole siete pronti ad assumervi le vostre responsabilità. Siete stati capaci di metterci di fronte alle nostre mancanze, evidenziando come il “problema”, se così si può definire, non siete voi, ma noi: noi adulti che non abbiamo fatto nulla, o troppo poco, per evitare a voi un presente come questo.
Un presente fatto di inquinamento, problemi ambientali, insicurezza nell’ambito del lavoro, diseguaglianza sociale sempre più marcata, solo per citare alcuni aspetti.
Ma il vostro attivismo degli ultimi mesi è il segnale più bello che avreste potuto lanciare: avete fatto capire che voi ci siete e siete pronti a fare la vostra parte. E avete messo noi adulti davanti a sconcertanti verità. Ora si deve cambiare, e dobbiamo farlo insieme, trovando il modo di dialogare e collaborare.
Cosa dovremmo fare noi adulti, siete voi a doverlo dire.
Per quanto riguarda voi, dal mio punto di vista dovete partecipare maggiormente alla vita politica del vostro paese: sì perché, parafrasando la teoria dell’effetto farfalla, ogni singola azione può avere conseguenze imponderabili anche su larga scala.
Alcuni studi statistici dimostrano che il tasso di partecipazione alle elezioni, dopo un entusiasmo iniziale per 18enni e 19enni, scende abbastanza chiaramente nella fascia successiva tra i 20 e i 25 anni, per poi risalire costantemente. Secondo uno studio dell’Ufficio cantonale di statistica, nelle recenti elezioni cantonali la classe di età con la percentuale di votanti maggiore è stata quella fra i 70 e i 79 anni.
Per quanto riguarda la presenza attiva di giovani nei legislativi ed esecutivi comunali e cantonali, non ho trovato dati significativi, ma basta dare un’occhiata ai principali consessi del nostro Cantone per capire che sono/siete ampiamente sottorappresentati.
Non sono uno specialista e non improvviserò letture pseduo-scientifiche di questo fenomeno. Vi dico però che in questo campo dovete dare di più: se volete costringere il mondo adulto a cambiare, dovete sporcarvi un po’ le mani: battervi cioè con tutte le forze per i vostri ideali, ma imparare a discutere anche di fognature, rotonde, costruzioni, lavoro ecc.: in ogni singola decisione di qualsiasi comune, sia esso grande o piccolo, ci sono elementi che possono provocare un cambiamento. E se non sarete voi a provocarlo, ne subirete semplicemente le conseguenze. Senza se e senza ma. Siate quindi protagonisti della vostra vita e continuate a stupirci.

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