In difesa dello stato sociale

È notizia recente che nel 2016 l’1% della popolazione mondiale possiederà più del restante 99%: il rapporto “Grandi disuguaglianze crescono”, pubblicato da Oxfam su dati forniti dal Credit Suisse non fa quindi che confermare quanto si suppone, e cioè che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Una considerazione lapalissiana che mi spinge a un’altra riflessione alquanto scontata: ma noi in Ticino, pensiamo di essere in una situazione molto diversa? Mi spiego. La nostra classe politica in questi ultimi anni si è scontrata su molti temi: frontalieri, ristorni, pianificazione ospedaliera, ecoincenitivi, prostituzione, traffico, inquinamento…ma quante volte si è messa al centro dell’attenzione la povertà? Non solo quella assoluta, che colpisce la maggior parte della popolazione mondiale e che spinge milioni di persone a cercare fortuna altrove (che a noi interessano unicamente quando varcano il nostro confine), ma anche, o soprattutto, quella che riguarda il nostro Paese: quel 10% di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà. Per rendersi conto di quanto succede basterebbe osservare il “successo” di azioni quali il Tavolino Magico, cui sempre più persone si rivolgono; oppure analizzare la migrazione di Ticinesi nella Svizzera tedesca o francese alla ricerca di un lavoro che permetta loro di avere un salario degno; oppure ancora valutare quanti giovani ticinesi non rientrano a casa una volta terminati gli studi superiori perché i salari nel nostro cantone non sono sufficientemente attraenti.
Alle nostre latitudini sembra però più importante discutere di altro e lasciare che i poveri facciano la guerra fra di loro: così parte della politica nostrana grida al frontaliere, ben sapendo però che non è lui il problema, bensì colui che lo assume e lo sfrutta, creando due poveri: il frontaliere (al di là del fatto che alcuni di loro stanno bene e che in passato hanno goduto di condizioni vantaggiose) e il ticinese, che o non lavora o lo fa in condizioni vergognose. Perché è molto più semplice trovare un capro espiatorio e poi affermare che misure quali il salario minimo non possono essere la soluzione, che proporre misure concrete in grado di portare qualche correttivo.
Noi cittadini, tutti, di sinistra, destra e centro, non possiamo più subire tutto questo e accettare discussioni infinite su temi che, con tutto il rispetto, passano in secondo piano rispetto al lavoro, alla povertà e alla dignità della persona. Non possiamo accettare che si passi la maggior parte del tempo alla ricerca dei colpevoli, che alla fine sono comunque e sempre gli altri. Dobbiamo guardare avanti. Personalmente non credo alle ricette facili, perché i problemi complessi non si risolvono a colpi di slogan e di misure semplicistiche. Sono però convinto che potremo occuparci dei problemi del nostro cantone quando ritorneremo a considerare ogni uomo come un individuo: non un numero, un contribuente, un dipendente, un indipendente, un oggetto in qualche modo inquadrato in uno schema predefinito (che fa tanto comodo ai burocrati che ci governano), ma una persona con i suoi bisogni, le sue idee, i suoi pensieri, il suo colore della pelle, il suo credo religioso, le sue preferenze sessuali…
Solo facendo nostri questi concetti potremo ripartire: la lotta fra poveri non serve a nessuno, se non ai ricchi e a coloro che difendono i loro privilegi. Se vogliamo cambiare, l’unica via è dare fiducia a quelle forze che si battono contro le disuguaglianze e che durante gli anni hanno saputo dare a questo cantone uno stato sociale che, al di là dei difetti, garantisce a tutti la possibilità di vivere; quelle forze politiche che cercano di riequilibrare la ricchezza nel nostro paese; quei partiti, quel partito, che da sempre si batte per i poveri e coloro che sono in difficoltà; quelle persone che, attraverso il loro modo di agire, cercano di rendere un po’ più giusto questo nostro mondo, quantunque piccolo come il cantone Ticino.

3 pensieri su “In difesa dello stato sociale

  1. Raji

    Caro Davide,

    Mi trovo d’accordo con il tuo pensiero, però vorrei aprire un nuovo dibattito per capire le tue idee riguardo all’aumento del aiuto sociale in Svizzera e nel nostro Cantone. Concretamente cosa porterai come idee in Grancosiglio? ( il tempo verbale è voluto)

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    1. Davide Dosi Autore articolo

      Ciao Raji grazie della proposta di discussione. Vedo che mi vuoi bene, data la semplicità del tema. 😉
      Come risolvere il problema? Certamente non riversando i costi sui comuni: noi a Chiasso ne sappiamo qualcosa. Le persone vengono a Chiasso perché trovano affitti più bassi e i costi esplodono. Questo aspetto deve essere regolato a livello cantonale.
      Si parla poi sempre di reinserimento, ma non sarebbe male evitare il licenziamento, magari con forme di sostegno pubblico.
      In generale mi sembra che al momento si possa solo tamponare una situazione veramente difficile e che non esista una soluzione definitiva. Per il futuro si dovrà forzatamente investire maggiormente nella formazione e nella differenziazione dei curricoli scolastici.

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      1. Adriano

        A proposito dell’aumento degli aiuti sociali… Sono convinto che in un paese civile non può essere accettabile che una persona non disponga dei mezzi di sostentamento per vivere. Da questo punto di vista possiamo affermare che in Svizzera lo stato sociale funzioni, ma che la cirsi economica e un mercato del lavoro sempre più incerto stiano minacciando una fetta di popolazione che fino a pochi anni fa si credeva immune dal rischio povertà.
        La riduzione del periodo massimo di indennità disoccupazione e la difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro stanno facendo crescere il numero di persone che devono ricorrere all’asistenza per mantenere sé stessi e la prpopria famiglia.
        Il problema fondamentale che si porrà in futuro, a mio parere, è quello della disparità tra il costo della vita svizzero e quello dei paesi confinanti, per noi il confronto è quindi con l’Italia. In Svizzera il costo della vita diventerà sempre più insostenibile (cassa malati, affitti, prezzi al consumo) e la politica deve trovare delle soluzioni.
        La legge sui cartelli, e quindi l’abbattimento dei monopoli, che in moltissimi settori qui da noi dettano ancora legge, è una questione fondamentale che va affrontata. Il porblema è che a Berna (o forse anche a Bellinzona?) sono troppi i politici che preferiscono mantenere le rendite di posizione e non vogliono affrontare la questione.
        Volenti o nolenti dobbiamo fare i conti con la globalizzazione, se manteniamo l’impostazione della Svizzera ancorata al passato (quindi economia retta dai Cartelli, concorrenza in molti casi solo apparente), sarà sempre più difficile offrire prospettive degne ai nostri giovani, la chiusura su noi stessi è quindi il più grosso errore che si potrebbe fare.

        Per tornare alla questione dello stato sociale, le conquiste ottenute non vanno assolutamente toccate. Troppo facile far pagare ai più deboli quando si tratta di risparmiare. Non è tagliando che si fa progredire uno Stato, lo si fa invece abbattendo i protezionismi. Belle parole direte voi, è chiaro che andare ad intaccare le situazioni di potere è il compito più difficile.
        Con Davide però direi che abbiamo un esempio lampante di una persona seria e onesta, per niente disposta a scendere a compromessi pur di non tentare fino all’ultimo a mettere in pratica le sue idee.
        Forza Davide!

        Adriano

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