La sinistra e il terziario

In queste settimane di enorme conflittualità nel mondo del lavoro, con aziende che nel migliore dei casi propongo, altrimenti impongono, riduzioni di salario a frontalieri e residenti, il mio pensiero si rivolge anche a coloro che a vario titolo lavorano nelle banche e nel terziario in generale.Persone che fino a qualche anno fa vivevano una condizione invidiabile, ma che oggi soffrono nell’indifferenza quasi assoluta. Non essendo sottoposti a contratti collettivi rimangono da soli a gestire situazioni spesso difficili, caratterizzate da mobbing, minacce, pressioni psicologiche, classifiche con i risultati settimanali o mensili esposti agli albi degli spazi comuni… Un mondo sommerso, così tratteggiato da chi lo vive (subisce) in prima persona, ma che non emerge perché l’immagine della banca (o dell’istituto) non lo può permettere. Ma questi sono lavoratori di serie B o meritano anch’essi la nostra attenzione e solidarietà? E possiamo in qualche modo spingere le banche a ritornare più “umane”?
Domande difficili, cui è complicato dare una risposta: certo che se penso che la Confederazione ha salvato le grandi banche dal fallimento (giustamente) senza chiedere nulla in cambio…mi dico che un’occasione è andata persa! Misure da adottare? Sicuramente è impensabile chiedere contratti collettivi in questo settore. Chiedere però ai nostri istituti una maggiore responsabilità sociale credo sia il minimo: oppure i bancari lasciati a casa negli ultimi anni valgono meno di altri lavoratori? Gli amici bancari hanno qualche proposta?

4 pensieri su “La sinistra e il terziario

  1. Adriano

    Caro Davide,

    hai ragione. La nuova sfida è proprio rappresentata dai posti di lavoro sempre più a rischio nel settore terziario, e in particolare nelle banche. Quello che ancora alcuni anni fa era visto come lo sbocco sicuro, ora sembra diventare quasi come un salto nel buio.
    Quello che fa più effetto (e lo dico da ex-dipendente di una grande banca) è la sensazione, trasmessa ancora in questi giorni da alcuni amici che in banca ci sono ancora, che hanno i quadri e i dipendenti in generale, di essere stati totalmente abbandonati, in un momento così delicato, dal loro management.
    Se fino a ieri o all’altroieri i consulenti venivano sottoposti ad una pressione a volte esasperata, per raccogliere nuovi fondi, per vendere prodotti ai clienti che massimizzassero gli utili (della banca), indipendentemente dal fatto che gli averi fossero dichiarati o meno nel paese di origine, oggi i consulenti che si ritrovano sul groppone ancora qualche cliente non dichiarato, vengono spesso trattati alla stregua di mezzi trafficanti se non di criminali.
    La politica, in questi anni, ha gridato spesso allo scandalo quando si “osava” mettere in discussione il segreto bancario, illudendosi di poter vivere in etereno nella bambagia, grazie agli enormi proventi derivanti dagli averi non dichiarati (i soldi degli stranieri hanno sempre fatto gola….quelli sì…). Non ha mai voluto interrogarsi invece su come affrontare l’inevitabile cambiamento di paradigma che era lì da vedere, ma che nessuno osava affrontare.
    Ancora una volta bisognerebbe ammettere che le posizioni del Partito socialista, da più parti tacciate come fouri dal mondo o autolesionistiche, cercavano di guardare un po’ più in là rispetto al semplicistico e opportunistico mantenimento dello status quo.
    In un mondo in rapido e grossissimo mutamento, speriamo che anche nel nostro piccolo Ticino i politici siano più coraggiosi, e vadano oltre il calcolo elettorale a breve termine. Come tu giustamente dici, non esistono ricette magiche e con gli slogan si prendono magari più voti, ma i problemi reali poi restano. Non illudiamoci quindi che basta fare saltare gli accordi bilaterali per risolvere tutti i problemi, è invece indispensabile l’apertura verso l’esterno se volgiamo sopravvivere in futuro. Altrimenti ci esporranno nei musei, come esemplari estinti della “Sonnenstube”, che stavano talmente comodi per accorgersi che, intorno a loro, tutto era cambiato….

    Grazie Davide per il tuo impegno, si tifa per te!

    Adriano

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    1. Claudio

      Da due settimane con me lavora una disoccupata cinquantenne mandata dall’ufficio regionale di collocamento per uno “stage formativo” (lavora, ma non è pagata: si fa un’esperienza e percepisce l’indennità di disoccupazione). È una bravissima donna, motivata e serena. Ha perso il lavoro qualche anno fa per la chiusura di una fiduciaria e da allora si barcamena. Tutto quello che le offrono sono impieghi instabili (al massimo 1200 franchi per un metà tempo, vergognoso). A 50 anni, la sua sorte potrebbe essere segnata, ma si dà molto da fare e merita di trovare un impiego sicuro. Purtroppo molti datori di lavoro rifiutano personale in là con gli anni perché “costano” di più in oneri sociali. Ma è proprio vero? Se così fosse, lo Stato non dovrebbe prendersi a carico un po’ di questi oneri per facilitare il reinserimento? E le politiche sociali comunali non possono fare qualcosa?

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  2. Davide Dosi Autore articolo

    Ricevo da un amico via mail:

    Caro Davide,

    sono d’accordo con te. il tema dei posti di lavoro in banca è centrale. È la carne viva della nostra società. Guardiamoci intorno, pensiamo alla nostra cerchia di amici. Quanti di loro vivono e lavorano in banca? Quanti di loro (a me è capitato) ci hanno detto negli ultimi tempi che si è fatta dura? Se davvero, come molti prospettano, quei posti andranno riducendosi e le condizioni di lavoro peggiorando, stiamo parlando del ceto medio ticinese. Giusto occuparsene. Mi sembra segno di maturità da parte di una sinistra che troppo spesso ancora tende a considerare suoi solo le “tute blu”. Bravo Davide. Una sinistra con i piedi per terra, post ideologica, concreta, posata. Mi convince.

    Oggi però, parlando di banca, non possiamo non commentare il passaggio di consegne alla testa di Credit suisse. Ancora uno straniero, per giunta di colore. Uellà! Chissà cosa diranno quelli sempre pronti ad erigere barriere, proporre contingenti, o bollini stile “qui assumiamo solo residenti”. Ah no, dimenticavo: le barriere valgono solo per i poveracci …..
    Forza Davide

    Angelo

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  3. Davide Dosi Autore articolo

    Adriano, Claudio e l’amico anonimo hanno sollevato temi e problematiche interessanti. Il problema del lavoro nel terziario e le persone che perdono il lavoro dopo i 50 anni non sono al centro delle discussioni di questi giorni, ma meritano una grande attenzione.
    Sarebbe bello avere la chiave di accesso per entrare nelle banche e squarciare il velo di omertà che le circonda. Ma come? Come manifestare il dissenso ad esempio verso la BSI, che con il cambio di proprietà ha annunciato la soppressione di 100 posti di lavoro? Onestamente non lo so, ma sono convinto che anche in quel caso si sarebbe dovuto scendere in piazza. Dobbiamo assolutamente essere più vigili e dare spazio politico anche ai bancari, anche se capisco che per loro è difficile.
    Sulle persone che perdono il lavoro dopo i 50 anni, la proposta mi sembra assolutamente azzeccata. In un’altra risposta data a Raji nell’articolo sullo stato sociale, ho scritto che, oltre a occuparsi del reinserimento, bisognerebbe tentare di prevenire la disoccupazione, magari aiutando le aziende in comprovata difficoltà finanziaria per un periodo limitato (magari sufficiente per superare la crisi). Un’idea sui cui lavorare?

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