Per una vera politica della famiglia

Con alle spalle la votazione dello scorso fine settimana e un’idea di sostegno alle famiglie alquanto discutibile, mi piacerebbe riportare l’attenzione sulla politica della famiglia.
Due figlie di otto e quattro anni, una moglie attiva professionalmente: tre donne che fanno sport, hanno interessi, amici, impegni. Un uomo, il sottoscritto, anch’egli con un lavoro e diversi hobby, fra cui la politica.
Giovanotto di 44 anni, ho condiviso fin dall’inizio con mia moglie un principio basilare: stessi diritti e stessi doveri. Alle nostre latitudini non proprio scontato. Assieme abbiamo scelto di lavorare a tempo parziale: abbiamo certo avuto la fortuna di potere optare per questa soluzione, ma abbiamo anche deciso di mettere in discussione un principio che alle nostre latitudini fatica ad essere superato: il marito lavora e la moglie sta a casa, soprattutto dopo la nascita dei figli.
Ci siamo spartiti tutto (lo ammetto, non proprio equamente): figlie, faccende domestiche, gioie e dolori. Per anni ho lavorato al 70% e nel resto del tempo mi sono dedicato alla mia famiglia: o a fare niente, come si sente spesso dire dai mariti alle mogli che restano a casa.
Perché racconto tutto questo? Non certo per autoincensarmi, perché sono convinto che in fondo non ho fatto, e non faccio, nulla di eccezionale, considerando che nella Svizzera tedesca sarei semplicemente uno dei tanti. Lo faccio perché credo che nel nostro cantone si dovrebbe sostenere maggiormente il lavoro a tempo parziale, che ha molti pregi, fra cui quello di dare alle donne la possibilità di restare attive professionalmente e di creare nuovi posti di lavoro. Affinché ciò avvenga, è necessario creare condizioni quadro che sostengano questa soluzione: ossia un’effettiva parità salariale, attualmente tale solo sulla carta, l’introduzione di un congedo paternità degno di questo nome, incentivi a livello di cassa pensione sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori, penalizzati a livello di rendita, creazione di funzioni dirigenziali anche a tempo parziale, diffusione del telelavoro. Abbiamo di fronte a noi una grossa sfida, che ha il sapore di una vera e propria rivoluzione culturale: un cambiamento al quale non possiamo sottrarci.

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