Le trame del lavoro

Sabato ho partecipato a un pomeriggio di studio organizzato dalla Gioventù Socialista sul tema del lavoro. Andrea Ghisletta e Fabrizio Sirica, con l’aiuto di Pelin Kandemir Bordoli, hanno invitato Ronny Bianchi, Christian Marazzi e Sergio Rossi a discutere di lavoro e ad analizzarlo nelle sue sfaccettature.Un pomeriggio molto interessante e ricco di spunti: dati impressionanti (1/3 della popolazione ticinese ricorre agli aiuti sociali), interviste a professionisti di diversi settori, confronti, evoluzione del mercato del lavoro negli ultimi 20-30 anni.

Molti gli aspetti che mi hanno colpito, ma sono rimasto completamente spiazzato dall’intervista a un broker assicurativo, rappresentante di un mondo che non conoscevo per niente. Una testimonianza davvero toccante: nessuna copertura in caso di malattia o infortunio, investimenti iniziali sulle spalle dei soli broker, niente secondo pilastro, nessun diritto alla disoccupazione… Sono rimasto a bocca aperta! Un mondo sommerso, sconosciuto, in cui non vigono contratti collettivi e le persone sono abbandonate a loro stesse, con scarse possibilità di fare progetti a medio-lungo termine. Ma qui non ci sono frontalieri, quindi non si fanno polemiche. Dov’è la politica????

Un pensiero su “Le trame del lavoro

  1. Adriano

    Caro Davide,

    il tuo articolo è un ulteriore esempio della nuova precarietà esistente nel settore terziario. In effetti il mondo assicurativo, così come quello bancario, si era sviluppato ed era cresciuto in misura imponenete, soprattutto nel Sottoceneri, negli anni d’oro del boom finanziario cantonale.
    Quando il settore finanziario cresceva, i bonus erano all’ordine del giorno, e anche situazioni contrattuali che prevedevano una quota variabile importante dello stipendio erano tranquillamente “sopportabili”, anzi in tasca alla fine dell’anno restavano molti soldi.
    Di questi tempi nel settore finanziario sembra sia già un successo il mantenere il proprio posto di lavoro, per cui è inevitabile che si apra il dibattito sulle tutele dei lavoratori.
    Proprio ieri se ne discuteva in RSI tra Manuele Bertoli e Michele Bertini. La questione è: salari minimi sì o no. In Ticino abbiamo il record di contratti normali di lavoro (ben 14), quale misura di accompagnamento alla libera circolazione delle persone da introdurre nei settori dove la Commissione tripartita dimostra l’esistenza del dumping salariale.
    Ebbene, il salario minimo è certamente utile, a mio parere, per “mettere una pezza” a situazioni davvero scandalose, di impiegati di commercio pagati meno di 2’000 franchi al mese o operatori di call center pagati meno di 1’000 franchi (con ipotetiche provvigioni in aggiunta, ma con obiettivi spesso impossibili da raggiungere e quindi, di fatto, illusorie).
    Sono quindi favorevole a delle misure di accompagnamento ancora più efficaci che permettano, come in parte succede già ora, di intervenire per sanzionare gli abusi. Quindi sì ai salari minimi nei contratti normali di lavoro per combattere tali abusi. vado un po’controcorrente invece dicendo no ai salari minimi sistematici, perché non credo siano la pnacea a tutti i mali.

    Sono infatti soprattutto dell’opinione, come sottolineato ieri da Bertoli, che senza un’apertura verso l’esterno siamo destinati a soffrire ancor di più. Per cui blocchiamo (con i CNL) chi vuole approfittare del Ticino solo per mere speculazioni personali, ma stiamo attenti a demonizzare tutte le iniziative che arrivano da oltre confine.
    Avremo sempre un bisogno vitale della manodopera frontaliera, così come delle iniziative imprenditoriali in arrivo dall’estero. La nuova legge sull’innovazione economica (LInn), ad esempio, prevede delle clausole molto più restrittive ad una nuova azienda per poter ottenere degli aiuti economici in caso di insediamento sul nostro territorio. Livello dei salari e quota di manodopera residente dovranno soddisfare determinati parametri.
    Credo che la strada intrapresa sia quella giusta, delle regole costruttive, con dei paletti chiari ma che non impediscano anche a chi arriva da fuori con progetti concreti di contribuire alla crescita futura del Cantone.
    Negli anni d’oro il tandem Borradori-Masoni ha lasciato invece che sul nostro territorio sbocciasse di tutto, senza preoccuparsi di porre un freno o di fissare dei criteri, che non fossero quelli del profitto a breve termine. Oggi ne paghiamo le conseguenze…. Che strano che in quegli anni la Lega non si preoccupasse del problema del traffico…. Anzi mi sbaglio, il traffico lo si fomentava, con carovane a 80 all’ora sull’autostrada….;-)

    Forza Davide, aria nuova in Gran Consiglio!

    Un abbraccio,
    Adriano

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *