Archivi autore: Davide Dosi

L’aggregazione del basso Mendrisiotto

Tagli, misure di risparmio, ottimizzazione delle risorse, riduzione o cancellazione degli investimenti, limitata intraprendenza da parte degli esecutivi: chi più chi meno, i comuni del basso Mendrisiotto sono confrontati con i medesimi problemi e ognuno cerca di barcamenarsi come meglio riesce, salvo qualche rara lodevole eccezione, che deve le proprie fortune a fattori essenzialmente esogeni. Ciò che li accomuna, tutti, è lo scarso peso specifico a livello istituzionale e politico. Basti vedere l’esito delle proteste sulle chiusure degli uffici postali nei singoli comuni, sulla continuazione di Alptransit a sud di Lugano, sull’insediamento del museo del territorio a Balerna, o ancora sul ruolo della stazione di Chiasso e sullo scadimento dei collegamenti ferroviari tra la regione e il resto della Svizzera o l’Italia, giusto per citarne alcuni.

Quando la situazione si fa difficile, si ricorre a convenzioni, consorzi o enti, che anche quando vanno in porto non risolvono tutti i mali, costano al cittadino perché creano ulteriori organi di governo remunerati e sottraggono il controllo ultimo ai legislativi. Quando non si trova un accordo, i singoli comuni si trovano da soli ad affrontare le difficoltà perché i vicini non ritengono di dover contribuire alla soluzione del problema, come è successo recentemente con il rifiuto di qualche comune di rinnovare le convenzioni con Chiasso per la piscina coperta perché la si ritiene poco frequentata dai propri cittadini.

È proprio questo egocentrismo, questa incapacità o mancanza di volontà di guardare oltre i propri confini comunali, questa miopia politica che sta rovinando il nostro territorio, che avrebbe tutte le potenzialità per rilanciare la propria immagine se solo decidesse di unirsi e investire nei settori che lo valorizzano: le bellezze naturali (in primis la Valle di Muggio), la cultura, l’enogastronomia, il tempo libero. Un comune solo, che pianifichi il territorio e le infrastrutture per il bene della popolazione, e non per meri calcoli politici o finanziari; che affronti con forza le difficoltà; che sia un interlocutore risoluto e di peso con i decisori; che sappia imporre la propria visione; che, al di là del pensiero delle forze politiche comunali, rispecchi la realtà odierna, che risulta essere già oggi a tutti gli effetti quella di un comune unico. Si obietterà che in passato Chiasso è stata arrogante e non ha curato i rapporti di buon vicinato, procedendo in maniera autonoma su più fronti: potrebbe essere un’osservazione corretta, ma sta di fatto che Chiasso si è dotata di strutture di cui ha beneficiato tutta la regione e da cui quest’ultima non può prescindere. E in ogni caso, è più utile trascorrere il presente preparando il futuro, piuttosto che recriminando sul passato. Per questo l’aggregazione dei comuni del basso Mendrisiotto quale prima tappa di un discorso più ampio deve diventare l’obiettivo comune non di domani, ma di oggi.

Il PS è anche la mia casa

A distanza di quattro mesi dal mio articolo sul fondamentalismo di sinistra, titolo ovviamente forte e provocatorio, incontro ancora persone che esprimono risentimento per quello scritto. Ora, con le votazioni sulla riforma fiscale alle spalle, mi sembra giusto tornare sull’argomento.

Mi considero un costruttore di ponti: ho ideali ben precisi, mi riconosco appieno nella Sinistra, ho scelto di impegnarmi in politica non per discutere all’infinito di massimi sistemi, ma per cercare di portare un aiuto concreto alla comunità.  Rispetto però profondamente chi vive la politica in maniera diversa: non ho studiato il marxismo, il leninismo e tutte le varie declinazioni del pensiero “socialista” (semplifico eh), ma trovo assolutamente legittimo che ognuno abbia la propria bussola per tracciare la strada del proprio impegno politico. Non giudico, accetto la diversità di pensiero e di atteggiamento.

Soffro invece, anzi mi arrabbio proprio, se qualcuno giudica il mio modo di agire poco socialista: è questo il concetto espresso con il termine di fondamentalismo.  Ancora nel post voto leggo sui social veri e propri attacchi verso chi ha sostenuto una determinata linea politica, appelli all’epurazione, elenchi di sostenitori alla riforma trasformati in liste di proscrizione, richieste di pulizia interna che nemmeno il PCUS. Come vogliamo definirlo tutto questo? E cosa si vuole ottenere?

Come già scritto, sono un costruttore di ponti: sono convinto che la Sinistra debba lottare per migliorare le condizioni di vita della popolazione, di tutta la popolazione. Poveri ed emarginati devono sicuramente essere al centro dei nostri interessi, ma non possiamo dimenticarci di chi lotta comunque per arrivare alla fine del mese (e povero non è), e nemmeno di chi queste difficoltà non le ha. Io preferisco apportare un miglioramento concreto anche solo a una categoria che non avere nulla. Ma questo è il mio modo di vedere le cose e non pretendo certo di possedere la Verità. Altri invece pensano evidentemente di essere stati illuminati e perseguono i propri obiettivi delegittimando e discreditando, non costruendo. Per mio conto possono agire come meglio credono, ma non trovo corretto che dicano a me come devo pensare e muovermi. E io non ho alcuna voglia di fare a gara di virtuosità con loro.

Il PS è la casa in cui noi tutti ci riconosciamo e all’interno della quale dobbiamo imparare a discutere liberamente: la diversità di pensiero non dovrebbe essere vissuta come un dramma ed essere fonte di lacerazioni infinite. Altri partiti e movimenti convivono con queste differenze interne senza particolari problemi, anzi traendone ulteriore forza.

Un partito di minoranza come il nostro deve battersi per trovare alleanze al fine di apportare qualche miglioramento concreto alla vita dei cittadini di questo Paese. Personalmente non ritengo che la Sinistra abbia bisogno di certe forme di populismo che si stanno sviluppando al suo interno e che rischiano di disgregarla. Ma, esprimere questi concetti non significa fare la morale ad alcuno: ognuno può vivere la politica come meglio crede. Chiedo solo il rispetto di pensarla in maniera differente e di poter esprimere liberamente le mie opinioni: in un partito che si vuole paladino della tolleranza, credo francamente che sia il minimo sindacale.

 

Saluto Chiasso Letteraria 2018

Cari amici di Chiasso Letteraria,
l’altro giorno stavo bevendo un caffè e di fianco a me due persone stavano discutendo delle vicissitudini del nostro FC Chiasso: sebbene io provassi a leggere il giornale, il loro tono di voce mi costringeva ad ascoltarli, tanto più quando a domanda dell’uno se un tifoso del Chiasso possa tifare anche l’FC Lugano adesso che sulla panchina luganese c’è Abascal (che per i più disattenti è stato amatissimo allenatore del Chiasso fino a poche settimane fa), l’altro ha risposto che NO, non può: è vietato, proibito, tabù. Il rischio è di essere accusati di apostasia e di essere banditi dal Riva IV. Continua a leggere

La “polemitica” e le derive dei social

Quanta superficialità! E quanto risentimento! Nei giorni scorsi abbiamo avuto l’ennesimo esempio della differenza che intercorre fra leggere e capire un testo. L’opinione di un consigliere comunale, dura, polemica e magari anche discutibile, viene ripresa da un portale di “informazione”, cui dà un titolo volutamente provocatorio e infondato (“Ferrazzini spara sui difensori dei senzatetto”); alcuni probabilmente si accontentano di leggere il titolo e il riassunto fatto dal portale, e si innescano la polemica e il linciaggio. Sì, perché così deve essere definito quanto si è letto sui blog e sui social media: oltretutto da parte di persone di sinistra che accusano il domenicale leghista di usare toni infamanti e poi, all’atto concreto, non cercano di capire un testo, ma danno la stura a tutto il proprio livore e si ergono a giudici. Persone che sanno poco o nulla di Chiasso esprimono giudizi su un uomo che da anni si batte, in maniera concreta, per una società più giusta e che le mani se le è sporcate per davvero (e lo fa tuttora), portando umanità e solidarietà (oltre a qualche tozzo di pane e non solo) a persone in difficoltà. Continua a leggere